Ho intrapreso il cammino del karate-do con il Maestro Giuseppe Mirabella da due mesi, a quarant’anni. Abituato a percorsi, realtà e contesti differenti, ho fatto una scelta apparentemente non semplice e destinata ad essere condizionata, in positivo come in negativo, dall’approccio con il maestro. Mi affascinava il mondo delle arti marziali e del karate in particolare, che immaginavo non soltanto come esercizio fisico ma come percorso psicologico e culturale di miglioramento dell’individuo. Risultava difficile orientarsi nella variegata realtà delle palestre di karate, soprattutto perchè ero inconsapevole della differenza esistente tra il karate-do (o karate tradizionale) ed il karate sportivo. Dopo un primo contatto con un maestro disponibile a spiegarmi “solo le mosse essenziali del karate sportivo”, dati i miei “...quarant’anni”, ho avuto modo di rivolgermi a Giuseppe Mirabella che si è detto pronto a trasmettermi i fondamenti di un’arte antica e nobile, attraverso lo svolgimento di un percorso (“do”), che prende le mosse dall’attività fisica per coinvolgere l’aspetto psicologico e quello culturale. Mi alleno da due mesi ma ho già scoperto la ricchezza di un’arte che mi ha permesso di acquisire, in primo luogo, una nuova consapevolezza del mio fisico, dal quale riesco ad ottenere gesti ed esercizi che non immaginavo possibili e che sto assimilando attraverso un allenamento graduale, impegnativo ed efficace. Il lavoro effettuato dal Maestro mi ha consentito poi di accettare la logica del confronto e della contrapposizione con il compagno, che negli esercizi diventa interlocutore leale e corretto, mai animato da propositi di mera competizione. Attraverso l’allenamento, effettuato nel “dojo” (che è il luogo in cui, con le regole della tradizione, si intraprende il cammino del karate-do, distante concettualmente dalla semplice palestra in cui si effettua attività fisica), si acquisiscono maggiore sicurezza e serenità, utili anche nella vita di ogni giorno. La comprensione delle regole fondamentali del karate-do che fino ad oggi ho assimilato, è merito del maestro, delle sue qualità, della capacità di comprendere le caratteristiche ed i limiti di ciascuno, del metodo e degli strumenti che utilizza per consentirne il superamento attraverso un itinerario fisico e psicologico “personalizzato”, che valorizza la forza interiore e la determinazione necessarie allo svolgimento del cammino. Nella copia in mio possesso del libro scritto da Giuseppe Mirabella (“Il coraggio di essere uomini”) egli ha scelto di inserire questa dedica: “A Massimo, che ama mettersi in gioco”. Io sono l’autore della scelta iniziale: nel mio percorso cerco di non far mancare umiltà e buona volontà. Il resto è opera del Maestro. Peraltro, la Casa Circondariale di Ragusa ha scelto di inserire il libro “Il Coraggio di essere uomini” del maestro Giuseppe Mirabella tra i testi che compongono la biblioteca posta a disposizione dei detenuti. La scelta è stata effettuata di concerto tra il direttore della struttura, dott. Aldo Tiralongo, il Capo dell’Area Educativa, dott. Vincenzo Giompaolo, e l’équipe dell’Area stessa composta dagli Educatori Rosetta Noto, Pietro Assenza e Maria Stella, da anni impegnati nell’opera di reinserimento sociale dei detenuti. La lettura del libro offre spunti ulteriori di riflessione. "Il coraggio di essere uomini" si legge con la curiosità di conoscere gli itinerari di un cammino che porta l'Autore ad esternare la sua concezione dell’Uomo e della Vita, frutto di una costante introspezione, della consapevolezza dei propri limiti e della volontà di realizzarne il superamento. Il cammino descritto dal M. Mirabella muove appunto dalla conoscenza e dalla pratica del karate-do che, attraverso la disciplina, conduce verso il perfezionamento dello spirito, in armonia con le leggi che governano l'universo. Il testo rivela una concezione laica della Vita, nemica dell’edonismo e attenta al valore delle radici e della tradizione. Non a caso, l’Autore dedica il primo pensiero al nonno Pietro, che con il suo esempio gli ha dato modo di apprezzare l’etica del lavoro e il senso del dovere. Gli itinerari che la vita ci offre, sostiene l’Autore, vanno intesi quali percorsi di consapevolezza e di miglioramento personale, utili a rafforzare i riferimenti messi in crisi dalle esperienze negative. La crescita individuale è agevolata dalla conoscenza del cammino altrui e dall’acquisizione della forza di volontà necessaria ad avviare itinerari in grado di condurre verso il recupero dei valori autentici della vita. D’altro canto, come scrive l’Autore: per sognare non serve dormire, basta chiudere gli occhi! Massimo Favara |
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