Kyusho-Jitsu: DIM MAK



La teoria del kyusho jutsu si appoggia sui principi della medicina tradizionale cinese, secondo la quale il corpo umano è percorso da un'energia, detta in cinese chi, che scorre al di sotto della superficie della pelle attraverso dodici canali chiamati meridiani. Ogni meridiano è collegato ad un organo o funzione corporea, da cui prende il nome. Sei meridiani sono collegati ad un organo yin, sei ad un organo yang. Sulla superficie corporea è possibile tracciare 365 punti dove è possibile controllare il flusso del ki lungo i meridiani.

Un blocco o una ostruzione del ki in uno di questi punti causa, secondo questa interpretazione, una mancanza di energia per l'organo collegato al punto (e quindi al meridiano). Viceversa, la corretta manipolazione dei punti, per esempio con la tecnica dell'agopuntura, porta ad un miglioramento dello stato dell'organo connesso. I meridiani principali sono presenti sia sulla parte sinistra che sulla parte destra del corpo e quindi sono 24 e simmetrici rispetto al piano sagittale Oltre ai dodici meridiani principali, i cinesi individuarono altri due meridiani (vasi), aventi la funzione di regolatori dell'energia. Il vaso governatore giace sul piano sagittale posteriore e “controlla” tutti i meridiani yang, il vaso concezione giace sul piano sagittale anteriore e controlla i meridiani yin. Non tutti i punti di “controllo” del ki sono da considerare “punti vitali”: a grandi linee possono essere suddivisi:
Punti vitali (che “toccati” provocano disfunzioni immediate o ritardate);
Punti terapeutici (che “massaggiati” causano benessere);
Punti di agopuntura (profondi, sotto la pelle).

La teoria è composta da vari principi, osservando i quali i praticanti del kyusho jutsu "trovano" un significato alle sequenze di tecniche contenute nei kata. I principi più importanti, ma non i soli, prevedono di:
Attaccare (dove attaccare non significa solo colpire, ma anche premere, manipolare, a seconda del punto) lungo lo stesso meridiano, di solito dalle estremità del corpo verso il centro; l'ultimo punto attaccato è spesso il primo o l'ultimo del meridiano.
Attaccare, alternativamente, punti su meridiani ying e yang;
Attaccare seguendo il ciclo distruttivo: ogni meridiano è associato ad un elemento (fuoco, metallo, legno, terra, acqua), che sono legati tra loro dal ciclo distruttivo (fuoco "distrugge" metallo, metallo "distrugge" legno, e così via);
Attaccare i punti di un meridiano nel periodo temporale in cui questo è in maggiore attività (shichen).

 

Ma la conoscenza dei punti vitali è presente, e non da qualche anno, nelle arti marziali giapponesi, cinesi ed indiane, magari non legata ad una teoria per l'utilizzo. Praticamente ogni scuola di arte marziale giapponese tradizionale ha la sua mappa di punti vitali, il libro di Henry Pleé ne riporta un numero considerevole. Il Dim Mak (colpire i punti vitali) cinese non è da meno, con tradizioni che arrivano a 1000 anni addietro (gli annali Shiji scritti durante la dinastia Han ed il monaco taoista Chang San Feng). Jin Yiming, autore nel 1928 del libro “I segreti della boxe Wudang”, identifica in 36 il numero di punti vitali del corpo umano.

“Il Susruta-Samhità, un testo medico datato fra il secondo e il quarto secolo d.C., scritto dal fisico e chirurgo indiano SuSruta, contiene informazioni precise su 107 o 108 punti del corpo che, se colpiti o premuti con forza, possono procurare temporanea paralisi, dolore acuto, perdita di coscienza e addirittura morte immediata o ritardata”.
Ad Okinawa la conoscenza dei punti vitali è stata trasmessa nel modo tradizionale, da maestro ad allievo, oralmente, in gran segreto, con la pratica. Ogni scuola di karate di Okinawa ha tramandato e tramanda il suo insieme di punti vitali, frutto di anni di ricerca e studio all'interno della scuola stessa. E' raro che queste conoscenze siano state messe per iscritto. La prima testimonianza scritta è nel Bubishi, non appartenente a nessuna scuola in particolare, ma patrimonio di parecchi padri fondatori (Chojun Miyagi, Anko Itosu, Kenwa Mabuni, Gichin Funakoshi, ecc.). Il Bubishi presenta un insieme di mappe dei punti vitali, concentrandosi nel loro rapporto con lo shichen.
Al di fuori del Bubishi non sembrano esistere altri riscontri scritti sui punti vitali.

I primi riscontri scritti, riferiti al rapporto tra kyusho e karate, provengono da esperienze giapponesi: Mizuho Mutsu, studente di Gichin Funakoshi e Hironori Otsuka in Giappone, pubblica nel 1933 Karate Kenpo e riporta mappe dettagliate dei kyusho, figure anatomiche del sistema scheletrico, circolatorio, digestivo, respiratorio e urinario, con l'indicazione delle "armi" (posizioni della mano e del piede) più adatte per colpire lo specifico kyusho.
Quanto riportato da Mutsu è da considerare l'insieme più completo e coerente di informazioni sul kyusho tra tutte le pubblicazioni del periodo precedente la seconda guerra mondiale. Perfino la mappa dei punti vitali riportata da Funakoshi nel libro Karate-do Kyohan del 1935 non è così completa. Tra l'altro Funakoshi, di origine okinawense, sembra aver ottenuto la mappa dal suo allievo Hironori Otsuka, praticante di Shindo Yoshinryu Jujitsu.
Esistono sicuramente dei punti del corpo umano più vulnerabili di altri, se sottoposti a colpi, pressioni, prese….Non sempre i punti "vitali sono punti d'agopuntura, così com'è vero il contrario. Conoscere i kyusho è importante e va di pari passo con l'evoluzione tecnica e con l'intelligenza del praticante.

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